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come funziona la ripartizione delle spese fra condomini


La necessità di possedere le cassette postali condominiali

Abitare in un condominio non è sempre facile e non lo è nemmeno in tema di posta, settore in cui si riscontrano molto spesso litigi e discussioni per sottili distrazioni o violazioni della privacy tra condòmini. Per questo motivo, si sono mosse diverse istituzioni come il Ministero delle Comunicazioni con un decreto del 9 aprile 2001, il Ministero dello sviluppo economico con il provvedimento del 1 ottobre 2008 e, infine, l’intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni del 20 giugno 2013. In tutti questi documenti si rileva la necessità per tutti gli inquilini di disporre delle cassette postali condominiali raggruppate in un unico punto accessibile dal postino.

In particolare, sono fondamentali dal punto di vista legale perché i soggetti possano essere raggiunti nel loro domicilio da lettere e raccomandate, soprattutto quelle comunicazioni maggiormente importanti, si pensi ad una convocazione in giudizio ad esempio. Ecco quindi la necessità per i condòmini di attrezzarsi e installare questi elementi richiesti dalle autorità statali anche se molto spesso le regole vengono disattese come quelle riguardanti la ripartizione delle spese.

Come avviene la ripartizione delle spese

La divisione dei costi per l’acquisto e l’installazione delle cassette postali condominiali è molto più semplice di quello che si possa pensare. Non servono quindi inutili discussioni in assemblea tra coloro che non vogliono disporre di una buchetta per le lettere poiché, in fondo, saranno obbligati a sottostare al pagamento e all’installazione. Un solo articolo è utile per questo caso ed è il 1123 del Codice Civile il quale illustra la fattispecie dimostrando che, essendo impossibile determinare l’utilizzo di un condomino rispetto ad un altro della cassetta, la spesa complessiva è divisa in parti uguali in base al numero di unità immobiliari presenti nel palazzo.

Ovviamente qui si tratta di condomìni con un numero rilevante di appartamenti, tuttavia non si può dar per scontato che una palazzina di soli due piani non debba rispettare questa normativa sebbene le unità possano essere contenute. Quindi, tutti i proprietari sono obbligati ad assumersi la propria quota e, inoltre, nel caso in cui debbano sostituire la buchetta o debbano ripararla o ancora semplicemente sia necessario duplicare la chiave, tutti costi non vengono ripartiti ma sono a carico del titolare della cassetta. Per cui, la spesa da dividere tra i condòmini riguarda esclusivamente acquisto e installazione.

 L’ubicazione delle cassette postali

Scegliere l’ubicazione corretta delle cassette postali condominiali non è un’operazione casuale in quanto deve rispettare i criteri e le regole esposte dagli atti citati nel paragrafo precedente. Negli edifici definiti plurifamiliari o nei complessi che raggruppano più strutture, oppure nelle sedi d’impresa, le buchette devono essere poste in un unico punto che si affacci sulla via pubblica e che sia accessibile senza difficoltà da parte del postino.

Tecnicamente quindi dovrebbero essere installate all’esterno del condominio, d’altra parte non sempre è consigliabile esporre questi elementi soprattutto per via di malintenzionati, per questa ragione è possibile l’installazione interna previ accordi con l’ufficio postale. Ovviamente non è una decisione arbitraria del singolo ma deliberata dall’assemblea condominiale anche perché le cassette vengono collocate su una parte comune. 

Disposizioni europee sui casellari postali

Per quanto riguarda i produttori di cassette postali condominiali, esiste una disciplina europea specifica sulla loro realizzazione per facilitare e tutelare il postino durante la consegna. Sono stabilite infatti, nella normativa UNI EN 13724, le dimensioni, la larghezza dell’apertura, i meccanismi di protezione e le regole per la tutela della privacy, caratteristiche utili nella scelta della buchetta che sia in norma con il diritto vigente e funzionale alla corrispondenza che si riceve.

Oltre a questo, vige comunque la legge nazionale che, in seguito, può essere integrata da quella comunitaria.