Le cassette postali “rosse” stanno andando in pensione?

 

Stanno scomparendo, una ad una. Dopo quasi sessant’anni di onorato servizio, vengono dismesse senza essere sostituite. Le cassette postali rosse dove infilare la corrispondenza seguono la sfortunata sorte delle cabine telefoniche pubbliche, rimosse una dopo l’altra e scomparse dal panorama urbano.

All’epoca del web, delle mail e di whatsapp sono rimasti pochi quelli che continuano a «imbucare».Ma del resto, nonostante si vada verso la smaterializzazione dei processi burocratici, il cartaceo continua ancora a dare più certezze

D’altra parte, ahimè, il volume della corrispondenza cartacea è in caduta libera da anni, rimpiazzata sempre più da quella elettronica, certificata o meno che sia, e per le Poste la gestione dei punti di prelievo ha costi non più giustificabili. Se negli anni Novanta le cassette in Italia erano 90 mila oggi se ne sono rimaste 50 mila.Oggi, la ricerca non è così semplice come potrebbe sembrare. A dirla tutta, quando si prova a chiamare la sede centrale delle Poste, ci si accorge che chi risponde non è bene al corrente della dislocazione delle cassette e prova ad azzardare il nome di una via da dove, però, la “buca” di colore rosso è stata tolta già da alcuni anni e mai rimpiazzata

Ad ogni modo, resta il fatto che imbucare una lettera – volendo evitare di passare da un ufficio postale, dove tocca comunque prendere il numero e mettersi in fila – è diventata un’operazione difficile. Provare per credere. Basta fare un giro nel centro di una città di medie dimensioni, dove di buche delle lettere non vi è ormai più traccia.